I testi teatrali di Pino Pieri vanno ben oltre le parole scritte e la singola contingente situazione, perché nascono dal desiderio di comunicare e mirano a far riflettere. Le speculazioni filosofico-esistenziali in essi contenute trovano origine nell’osservazione precisa, ma anche comprensiva e indulgente, dell’essere umano nelle sue potenzialità, fragilità e limiti, nella percezione di quel Qualcosa di misterioso oltre la vita e la stessa morte, che anzi le comprende entrambi, nel viaggio all’interno del sé e nella ricerca interiore.
Il ritorno di Odisseo: L’occhio di Polifemo
Non si tratta della drammatizzazione dell’incontro/scontro Ulisse – Polifemo, niente di più lontano, niente a che vedere con la tracotanza di Ulisse e la primitività di Polifemo. Eppure quell’episodio in qualche modo c’entra … anche il Polifemo di Pino Pieri possiede un solo occhio.
Nel mondo mitologico, quello di Omero e dell’Odissea, Polifemo, il gigante dall’occhio in mezzo alla fronte, descritto come bestiale pastore misantropo, è necessario per la sublimazione del potere eroico, indispensabile alla figura di Ulisse per alimentare e giustificare il mito dell’eroe. Ulisse, l’eroe che tutto può, che vince sempre, che non ha paura, astuto ed intraprendente…una volta in più il destino lo vede sopraffare un nemico, disfarsi di un ostacolo, girare la fortuna a suo favore…ma questa volta l’eroe multiforme, inconsapevolmente, rende un grande favore al suo nemico, al ciclope. Lo acceca, è vero, ma accecandolo gli fornisce gli strumenti dell’immaginazione, non intesi come espediente per continuare a vedere, ma come mezzo contrapposto all’illusione della realtà che oscura la ricerca e la via verso la verità. Ulisse, nel condannare Polifemo alla cecità, gli fornisce una condizione per il potenziamento di un’altra vista, che non ha bisogno di immagini e colori, quella dell’OCCHIO DELLA MENTE, potente mezzo per vedere, capire ed interpretare oltre il contingente.
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La struttura architettonica che sostiene la raccolta delle pièces teatrali di Pino Pieri, che è anche poeta, scultore e pittore celebre, lo stesso scheletro scenico, la musicalità delle parole, il loro ritmo sorvegliato ma sempre poetico poiché intende, a piene mani, il turgore e l'avvicinarsi alla sapienza del cuore e della mente, vanno a creare un onirismo lirico miscidato a realtà propedeutiche ed etiche, che sono poi le fil ruouge delle commedie stesse, qui assemblate, pur nella loro tipicità singola per la differenza dei contenuti.
Lia Bronzi
Alcune locandine ...





